Diabete e Società - AGDTC

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Diabete e Società

Il bambino diabetico può condurre una vita normale? Il diabete è un ostacolo nella vita di relazione, nell’esperienza scolastica, nello studio, nel lavoro?
Sono forse le prime domande che un genitore si pone quando scopre che suo figlio è diabetico.
Possiamo affermare che il diabete è "una condizione che condiziona": condizione al rispetto di alcune sane regole alimentari, alla dipendenza della terapia, alla costanza del controllo, aspetti che, attraverso l’esperienza quotidiana entrano nella routine giornaliera.

Tale condizionamento, però, nella vita del bambino diabetico va limitato agli aspetti descritti e non deve divenire motivo di emarginazione nè precludere un normale sviluppo. Ciò dipende molto da come il bambino e la sua famiglia convivono con la patologia e dal posto che essa occupa nella loro realtà familiare e sociale.
La condivisione della presa in carico del problema da parte di più membri della famiglia è molto importante perché coinvolge e responsabilizza ognuno, aiutando a gestire con più sicurezza le pratiche quotidiane della terapia e del controllo. La serenità del clima familiare, la convinzione che il bambino diabetico non è un «diverso» e di conseguenza va stimolato e incoraggiato affinché non si identifichi con il modello «malattia» ma con modelli di sicurezza e autorealizzazione, sono alla base di un positivo inserimento del bambino nel proprio ambiente di vita, di gioco, di studio.
L’insegnante, l’educatore, l’operatore sportivo vanno informati dai genitori della patologia del loro figlio.
Le indicazioni offerte nelle pagine precedenti sono importanti perché le persone che seguono il ragazzo si sentano rassicurate e affrontino consapevolmente eventuali difficoltà.
In genere i bambini diabetici (con esordio precoce) arrivano già alla scuola elementare con una sufficiente acquisizione rispetto alla malattia, tanto da essere in grado, loro stessi, di dare indicazioni in merito agli insegnanti. Sin dall’inizio della malattia, infatti, il bambino diventa protagonista del suo rapporto con il diabete: impara presto le modalità del controllo e della terapia dimostrando (soprattutto se è piccolo) una sorprendente capacità di accettazione e di adattamento.
Nessuna esperienza o impegno sociale sono preclusi al bambino diabetico, né il diabete compromette il raggiungimento di buoni risultati, tanto che noti campioni sportivi, uomini politici, artisti sono diabetici.
Va invece superato il pregiudizio di chi non conosce la malattia e, per questo, la teme, ne amplifica gli effetti, la ritiene un handicap invalidante discriminando chi ne è colpito. Il lavoro che impegna Associazioni e medici che lavorano in questo campo è la sensibilizzazione e l’informazione rivolta a tutti perché la conoscenza del problema si diffonda a tutti i livelli della popolazione.


 
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